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carpe diem e le occasioni perse

Beppe-Giacobbe
credits: beppe giacobbe

 

Il film L’attimo fuggente con Robin Williams ha reso popolare questo motto. Ma siamo sempre in grado di riconoscere l’attimo che aspettavamo?

Intanto partirei con il ridimensionare l’interpretazione della locuzione carpe diem, nell’accezione che gli attimi sono treni che passano all’improvviso e dobbiamo essere sempre all’erta per approfittarne. Questo è un particolare modo di intendere lo scorrere dell’esperienza che ci presenta anche il rischio, soprattutto nella società moderna, di alimentare il senso di ansia che deriva dal sentirsi inadeguati per rapide e determinanti decisioni.

Orazio intendeva tutt’altro. Con la locuzione originaria carpe diem quam minimum credula postero (cogli il giorno presente confidando il meno possibile nel domani) in molti ritengono che l’autore ci volesse esortare a vivere con maggiore responsabilità il presente, per liberare l’Uomo dalle ansie di un futuro imprevedibile (soprattutto a quei tempi). Nella versione che invece vorrebbe carpe diem come invito a tenerci in costante tensione per approfittare dell’unico treno giusto che prima o poi arriverà, l’ansia verrebbe tutt’altro che contenuta ma diventerebbe un sottofondo costante nella nostra vita. Il modo più sbagliato per prendere decisioni giuste, per noi, e responsabili.

Il mio consiglio è di esplorare il tempo presente, accogliendo lo spunto di Orazio, e ampliare la conoscenza di noi e delle nostre relazioni. La consapevolezza delle nostre emozioni, la conoscenza delle motivazioni che ci spingono a prendere strade piuttosto che altre, la capacità di crearci un progetto di realizzazione personale sono le premesse per riconoscere le opportunità che ci si presenteranno sul nostro cammino.

E se dovessi perdere l’occasione della vita? Non avremo mai la controprova che sarebbe stata quella che stavamo aspettando, proprio perché non avendola colta non sappiamo dove ci avrebbe portato. Pensare che per tizio o per caio si sia rivelata decisiva non significa che lo sarebbe stato anche per noi. Non possiamo confondere la nostra soggettività con un mezzo di trasporto. Per restare nella metafora, intendo dire che una volta preso il treno noi ne diventeremo anche i macchinisti. Diventa, quindi, fondamentale sapere a che velocità procedere, a quale stazione scendere, se prendere una coincidenza e altre variabili.

E se siamo proprio sicuri che quella era l’occasione di cui avevamo bisogno, consideriamo che forse siamo arrivati a questa sicurezza proprio grazie all’elaborazione dell’esperienza di perdita. Proviamo a capire in quali altre circostanze possiamo raggiungere lo stesso risultato. Anche se ci comporterà un giro più lungo, sarà meglio vivere con la speranza di potercela fare, con un po’ di impegno ulteriore, che con il rimpianto.

Roberto Salati